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Il Waterboarding – Una storia americana.

Prendo spunto , questa volta da una pratica ancora attuale , simpaticamante utilizzata dagli Stati Uniti per interrogare i detenuti.
Bene, ma sapete come funziona?
Wikipedia dice semplicemente:
« Il waterboarding, com’è normalmente descritto, prevede che la persona sia legata ad un’asse inclinata, con i piedi in alto e la testa in basso. Coloro che svolgono l’interrogatorio bloccano le braccia e le gambe alla persona in modo che non possa assolutamente muoversi, e le coprono la faccia. In alcune descrizioni, la persona è imbavagliata e qualche tipo di tessuto ne copre il naso e la bocca; in altre, la faccia è avvolta nel cellophane. A questo punto, colui che svolge l’interrogatorio a più riprese vuota dell’acqua sulla faccia della persona. A seconda del tipo di preparazione, l’acqua può entrare effettivamente nelle vie aeree oppure no; l’esperienza fisica di trovarsi sotto un’onda d’acqua sembra essere secondaria rispetto all’effetto psicologico. La mente crede di stare per affogare. »

Così, la persona interrogata, dopo poche sessioni, perde l’uso della parola, e non capisce più niente, con le cavità nasali piene d’acqua e il sangue che va alla testa.

Proviamo ad immaginare invece cosa succede davvero:

Il poveretto viene legato strettamente su di una asse incernierata nel mezzo , e si trova al buio , con l’inquisitore, davanti , che fa le domande.
Lui solo è illuminato , e non può girare la testa e vedere cosa succede dietro.
Sente solo dei rumori , sciaguottio d’acqua e oggetti pesanti che si spostano.
Solo l’inquisitore parla , e non si sentono altri rumori di attività umana, solo rumori misteriosi , dietro , al buio.
All’improvviso si sente buttare uno straccio sulla faccia , l’interrogatore non ha fatto un cenno , una parola, niente, succede e basta.
Si sente cadere, e l’asse batte al suolo con violenza, adesso la testa è in basso, non vede più niente , e dell’acqua fredda viene buttata sullo straccio e sul viso.
al buio , impotente sente che non riesce più a respirare, sente che non ce la fa più, e che sta per morire.
Proprio quando tutto comincia a diventare nero si sente capovolgere,  uno schianto e adesso la testa è più in alto dei piedi, lo straccio viene tolto , e davanti a lui c’è la luce , e la persona che continua a fargli domande , come se niente fosse successo.
Con la testa in alto le cavità si liberano e si può parlare.
Provate ad immaginare la scena ripetuta centinaia di volte, e il poveretto comincerà a provare simpatia per l’inquisitore, che  si dice dispiaciuto e che lo invita a collaborare, per il suo bene.
Per evitare rischi gli inquisitori , se sono organizzati, installano dei sensori per ascoltare il battito cardiaco e/o la saturazione del sangue del “terrorista”, in modo da tenerlo in vita (più a lungo possibile) e da non causargli danni permanenti , se non quelli psicologici.
Per far parlare un terrorista, o presunto tale , uno che ha dormito all’addiaccio, con un fucile mitragliatore in mano , pronto a morire, non basta urlargli dietro o dargli qualche schiaffone, anzi , buttarla in caciara può solo farlo sentire più forte, bisogna schiantarlo dentro , fargli sentire di aver perduto il controllo, e di essere in balia di forse che non può controllare.
Non si tratta di barbarie, ma di scienza e questo , pensateci su, è molto peggio.

I Russi, per esempio eseguivano tecniche più sottili , non facevano dormire i prigionieri , dovevano rimanere deduti con gli occhi aperti , se li vedevano accasciare o chiudevano gli occhi venivano pestati.
Poi , dopo alcuni giorni , quando non ce la faceva più, lo rinchiudevano in una cella a quindici gradi , senza vestiti o coperte, a quella temperatura non si muore, ma si soffre terribilmente per il freddo , immobili , senza vestiti.
Solo dopo settimane, si cominciava con l’interrogatorio, con la volontà del prigioniero già spezzata.

Sempre per tornare in ambito di torture, ricordo a tutti il vecchio sistema delle bottigliette di pepsi in Sudamerica, venivano tenute al sole.
L’aguzzino ne portava una cassa piena davanti al “reo”, e , senza dire niente ne apriva una e la teneva chiusa con il pollice, poi immobilizzavano il tizio e , sempre senza dire niente, la appoggiano alle narici del poveretto.
Le cavità nasali si riempivano di schiuma in pressione e mi dicono che causa un dolore immenso , senza danni permanenti (se non si insiste troppo, dico io).
Solo dopo , l’aguzzino faceva le domande e diceva “vedi?, ne ho una cassa piena!”…….

Siamo una spanna più avanti rispetto alle vecchie torture medioevali, con chidi e ferri roventi, li si passava una soglia,  ad un certo punto il condannato poteva anche decidere di lasciarsi morire , oppure diventava troppo malridotto per parlare.
No , qui si schianta prima di tutto la mente, e poi il corpo.
Inoltre , se capita di interrogare in quel modo una persona innocente ( e pare che sia successo), non credo che il tipo, uno a volta uscito sia così ben disposto verso gli Usa.