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Medio Oriente, la Storia in movimento. Siria e dintorni

Benvenuti in Medio Oriente, una sorta di mosaico fluido in vorticosa evoluzione, dove svariate mani sono all’opera per comporre altrettante ardite creazioni. La cosa interessante è che gli “artisti” sono di primo livello sullo scacchiere geopolitico mondiale e spesso il disegno degli interessi nazionali di ciascuno si intravede; magari ci vogliono un po’ di tempo e pazienza, ma qui la Storia cammina veloce, con tutti i pro e i contro del caso.

La Siria, grazie purtroppo allo strazio a cui è stata sottoposta, è lo scenario da cui sono arrivate più informazioni; inoltre, al momento è il teatro di guerra più esteso e attivo del pianeta. Vediamo un po’ cosa è successo negli ultimi tempi.

Dopo circa un anno di stasi si è mosso il fronte a Idlib, l’ultima grossa porzione di paese a ovest dell’Eufrate ancora nelle mani dei terroristi; l’ultimo evento degno di nota era l’accordo russo-turco del settembre 2018, che puntava a creare una zona di de-escalation per il disarmo progressivo delle milizie jihadiste, il tutto in concomitanza del clamoroso abbattimento dello Il-20 russo da parte degli israeliani.

http://www.orazero.org/siria-ilyushin-20-abbattuto-il-difficile-rapporto-tra-deterrenza-e-provocazione/

Nella primavera di quest’anno i siriani ricominciano a esercitare una certa pressione sui gruppi terroristi presenti nella zona di Idlib; dopo una fase di intensi bombardamenti aerei, i governativi mettono in piedi una manovra volta a stanare i terroristi dalle loro posizioni, ritirarsi, colpirli duramente e quindi riconquistare con gli interessi quanto appena lasciato.

https://southfront.org/syrian-war-report-may-27-2019-army-takes-back-kafr-nabudah-delivers-blow-to-militants/

Proseguendo nell’offensiva i governativi riescono a tagliare l’estremo sud del territorio di Idlib, avanzando da est e da ovest più o meno all’altezza di Khan Sheikun, aggirando con stile le fortificazioni terroriste sul confine meridionale e circondandole. La brillante azione si conclude verso il 23 di agosto quando, secondo le fonti siriane, la sacca è ripulita.

https://southfront.org/map-update-government-troops-fully-liberated-northern-hama-pocket/

Se i siriani, con l’appoggio determinante dei russi, hanno alzato il ritmo nei mesi di luglio e agosto, c’è da chiedersi come mai abbiano aspettato così tanto a cominciare a smontare il territorio occupato dagli estremisti, le cui provocazioni e violazioni degli accordi non sono mai mancate; senza dimenticare l’incapacità, vera o lamentata, dei turchi di onorare gli impegni presi su Idlib in termini di disarmo delle fazioni.

Ancora più sorprendente è, a mio avviso, la flemma dei russi durante i mesi scorsi a fronte dei ripetuti attacchi con droni suicidi lanciati dai terroristi verso la base aerea di Hymemm, peraltro tutti neutralizzati dalla air defense russa, ma non senza rischi.

https://www.analisidifesa.it/2018/01/attacco-coin-mini-droni-contro-le-basi-russe-in-siria/

Alcune ragioni della cautela di siriani e alleati sono sicuramente da ricercare in ambito militare; provo a riassumerle:

  • l’abilità e l’ostinazione dei terroristi a trincerarsi in bunker e gallerie è ormai ben nota, il che richiede una adeguata preparazione dell’attacco;
  • la forza da non sottovalutare dei “ribelli”: i russi stimano da 30.000 a 50.000 il numero dei combattenti presenti a Idlib, ben motivati e armati, per la stragrande maggioranza stranieri;
  • la volontà di ridurre i rischi di un ennesimo false-flag chimico;
  • la presenza di quasi 3 milioni di civili nella zona occupata di Idlib.

https://southfront.org/russia-50000-well-armed-and-experienced-terrorists-remain-in-syrias-idlib-zone/

Coincidenze e congiunture

Oltre a quelli esposti sopra, potrebbero esserci anche altri motivi, forse legati alla favorevole congiuntura geopolitica; qui si entra nel territorio della speculazione, in cui le coincidenze regnano sovrane, dove però vale la pena guardarsi in giro con spirito libero. La ripresa dell’iniziativa siriana vedeva l’amministrazione Trump, il principale e più attivo antagonista, focalizzata su varie spinose questioni:

  • Iran: l’idea di applicare la “massima pressione” all’Iran, forse nella beata speranza di creare una crisi interna al Paese asiatico, si rivela controproducente costringendo gli americani a un dietro front che ha fatto restare male un po’ di gente. http://www.orazero.org/iran-gli-stati-uniti-e-il-mondo-multipolare-preso-in-faccia-il-ruolo-di-israele/;
  • Cina: con Trump impegnato in un tira e molla senza fine sul versante economico;
  • soprattutto, l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane del 2020.

Proprio l’ultimo punto è quello che sta regalando qualche sorpresa in più, con Trump che cerca di crearsi una base solida per le elezioni ormai in vista, ma stando alla larga da disastrosi passi falsi, come l’imbarcarsi in acidissime avventure militari per le quali lui stesso aveva criticato le amministrazioni precedenti.

In un clima del genere, qualcuno in America ha realizzato che a forza di tirare missili sul presidente siriano Assad e foraggiare i presunti “ribelli moderati” si finiva solo per tirare la volata ad Al Qaeda & soci, in tutte le varie forme rebrandizzate presenti non solo in Siria ma anche in Yemen. Tutte cose abbastanza note, solo che quando chi le racconta è un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, veterano (per davvero pare), e lo fa in TV in svariate occasioni accusando il presidente Trump di proteggere Al Qaeda, allora la cosa rischia di diventare delicata.

Ecco quindi che si può anche evitare di sollevare il problema Siria e lasciare perdere se Assad si riprede un po’ di territorio, facendo finta di niente se gli aerei che stanno martellando i jihadisti non hanno le insegne americane, ma russe o siriane.

http://www.orazero.org/idlib-resa-dei-conti-in-arrivo-ma-con-sorpresa/

Tulsi Gabbard, Al Qaeda è più forte oggi che nel settembre 2011 (11 Sept.2019)

Ma dobbiamo anche riconoscere quanto i nostri leader hanno fallito, dove invece di concentrarsi a sconfiggere al Qaeda e i suoi affiliati, hanno invece iniziato una serie di guerre cambio di regime in luoghi come l’Iraq e la Libia, e il continuo cambio di regime la guerra in Siria”, ha continuato Gabbard. “Ora, questo è costato al nostro Paese migliaia di miliardi di dollari dei contribuenti. Abbiamo perso migliaia di vite americane in queste guerre, i miei fratelli e sorelle in uniforme. Che dire delle innumerevoli vite perse in questi altri paesi del Medio Oriente, e dove ci troviamo oggi? Al Qaeda è più forte oggi di quanto non fossero il 9/11. Questo è il risultato che abbiamo.”

https://www.breitbart.com/clips/2019/09/11/tulsi-gabbard-al-qaeda-is-stronger-now-than-they-were-on-9-11/#

https://galacticconnection.com/tulsi-gabbard-and-tucker-carlson-us-shielding-al-qaeda-in-idlib-but-is-trumps-war-talk-a-bluff/

Infine, Tulsi ne ha pure per l’Arabia Saudita, ottimo cliente di armi americane e quindi perno strategico dell’amministrazione Trump a caccia di appoggi pesanti per le elezioni.

Certo la Gabbard non gliele ha mandate a dire; comunque, fa un po’ impressione sentire un americano far notare che non si dovrebbe essere nello stesso letto con Al Qaeda, ma visto l’andazzo in Siria e Yemen, la cosa non è per nulla scontata. Quindi coincidenze? O esiste una raffinata regia che scruta il cielo alla ricerca del momento ideale per muovere un’offensiva in Siria, quando i “partner” sono impelagati in altre faccende?

Acrobatiche decisioni

Passiamo adesso a un altro “tassello” che ha trovato una incredibile, fino a qualche anno fa, collocazione nel turbinoso mosaico: la Turchia di Erdogan, acrobata ma con le idee molto chiare e nessuno scrupolo. L’agile presidente turco è passato nel giro di pochi anni dallo sfiorare una guerra aperta con la Russia a mangiare un gelato con Putin, ai margini del salone dell’aerospazio Russo MAKS, dove ha avuto modo di osservare da vicino i più recenti aerei ed elicotteri russi, tra cui i modelli Su-35 e Su-57.

https://www.rt.com/news/467389-putin-erdogan-ice-cream-maks/

https://www.rt.com/news/467397-putin-erdogan-su57-buy/

Nel mezzo Erdogan sopravvive a un “regime change” ai suoi danni, realizza che non può assolutamente permettersi uno stato curdo indipendente nel nordest della Siria e decide quindi di cambiare “amici”. Ne trova di nuovi che gli offrono sistemi di difesa aerea S-400, oltre a un gelato che sembra gradire.

Erdogan, complimenti a lui per la lucidità delle sue scelte, riesce a fare qualcosa che pochi Paesi al giorno d’oggi possono permettersi: mette a fuoco quali sono gli interessi della Turchia e agisce per ottenerli, sfruttando senza indugio tutte le carte a sua disposizione. A fronte di tali frizzanti vicende, Erdo potrebbe essere stato folgorato da nuove idee.

In Siria la festa è finita, non ci sono più le pazzesche code di cisterne al confine sud piene di petrolio dell’ISIS sgraffignato dai pozzi siriani, ma solo rogne. Idlib rischia di essere una vuota conquista mentre i curdi fortificano uno stato indipendente a est dell’Eufrate, foraggiato da americani e israeliani.

Contrastare i curdi sarebbe la priorità numero uno, chissenfrega di Idlib che forse si può scambiare con qualcos’altro al tavolo delle trattative. Se le cose stessero così, allora tanti saluti ai terroristi foraggiati e supportati fino a ieri, che da risorsa diventerebbero esuberi da congedare opportunamente, lasciandoli intrappolati a Idlib con i bombardieri russi che tornano a colpire in prossimità del confine turco e i siriani desiderosi di regolare i conti. I “ribelli”, almeno i più sgamati, potrebbero pensare male dopo la caduta della sacca di Khan Sheikun, sentendosi leggermente fregati dai turchi; pazienza.

Una cosa del genere è successa davvero sul confine tra Siria e Turchia, dove i ribelli non prendono bene gli eventi recenti a sud di Idlib, e anche meno il fatto di trovarsi di fronte il confine sbarrato: scoppiano casini che finiscono a fucilate con la classica immagine del nemico/traditore, quella di Erdogan, data alle fiamme. Il tutto quasi in contemporanea con il gelato di Mosca.

Addirittura alcuni generali turchi, delusi dalla passività del loro governo di fronte all’avanzata siriana, decidono di lasciare il servizio; qui mi permetto di suggerire una serena pensione all’estero.

https://www.moonofalabama.org/2019/08/syrian-rebels-feel-left-behind-burn-traitor-erdogans-picture.html#more

Non male come giravolta quella di Erdo; altro che le vicende nostrane!

Ankara

Infine due righe sul vertice trilaterale di Ankara sulla Siria tra Russia, Turchia e Iran.

ANKARA, TURKEY – SEPTEMBER 16, 2019: Russia’s President Vladimir Putin, Turkey’s President Recep Tayyip Erdogan, and Iran’s President Hassan Rouhani (L-R) after a joint press conference following the 5th trilateral summit to discuss prospects for Syrian peace process. Alexei Nikolsky/Russian Presidential Press and Information Office/TASS

L’incontro conferma la strategia russa di creare un accordo quadro che salvaguardi gli interessi di ciascuno dei Paesi coinvolti, creando però una vincolo (almeno formale) alla libertà di azione dei partecipanti.

Il comunicato dell’incontro ribadisce l’intezione di proseguire verso un disarmo dei “ribelli” e il ripristino dell’integrità territoriale della Siria. Si sottolinea anche l’esistenza di gruppi terroristici esclusi dall’accordo, lasciando di fatto aperta l’opzione militare per eliminare la presenza dei jihadisti in Siria. Il vertice conferma la nuova linea di Erdogan sulla Siria, vicina a quella di Putin e Rohani, seppur con i curdi nel mirino e vari distinguo dei partecipanti. https://tass.com/world/1078453

Infine, ancora delusi coloro che speravano di vedere Turchia (e Israele) spianata da orde di missili russi, oppure una bella guerra nucleare tra superpotenze. Più o meno questo è quanto sta accadendo: poi vedremo cosa succederà e se ci saranno progressi nel disarmo della fazioni jihadiste a Idlib, o se l’esercito siriano dovrà di nuovo accendere i motori.

P.S. In questi giorni se siete a Istanbul c’è il salone Tecnomax con un ospite speciale.

EUGENIO F.

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