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Le Rovine dell’Impero Piddino, una riflessione ai tempi del virus (prima che ci ammazzi tutti)

Oggi volevo scrivere del nostro nuovo amico il Coronavirus, una micidiale forma di influenza che “non fa quasi niente” ma che ha capottato nel fosso a ruote in alto l’intera economia mondiale, con un notevole aiuto da parte dei politici italiani.

E l’Europa, direte voi? Ecco, nel momento del bisogno si è vista di che pasta è fatta, sparendo nel nulla: nell’immagine da una parte potete osservare un morbo distruttivo che sta annientando interi paesi, nell’altro un virus proveniente da un laboratorio cinese.

“Ogni regina ha il suo trono e ogni pagliaccio ha il suo circo”

Del branco di minchioni immeritatamente al goveno ne avevamo già parlato.

Intendiamoci, qualcosa non torna nella narrazione collettiva, nei tanti medici che ci spiegano che, in fondo la malattia non “è tanto grave” e non occorre preoccuparsi. Ma i “sessanta milioni ” di persone rinchiuse all’interno di una provincia cinese “senza portene uscire” qualcosa dovrebbe farci venire in mente.

Detto questo torniamo al nostro caro amato governo, quella massa di lumaconi gonfi della loro stessa alterigia ( bella immagine, questa) che in pochi giorni passa da “abbracciamo un cinese” a “chiudiamo intere città con l’esercito”.

Oggi volevo parlare di Conte, ma mi è tornato in mente, da bravo batuffolino ignorante che non è capace di fare niente qual sono, un sonetto di Shelley, il tanto amato da pochi e sconosciuto da molti, nel mondo anglosassone, quell’Ozimandyas che dovrebbe essere studiato a scuola a memoria, per legge:

“My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!”
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare,
The lone and level sands stretch far away

Ecco la parabola tragica di “Giuseppi” Conte, uomo che ha raggiunto e superato con baldanza il suo livello di incompetenza ( il principio di Peter). Egli, povero essere inutile, è la prova del suo corollario :

«Con il tempo, ogni posizione di potere tende a essere occupata da un coso che non ha la competenza adatta ai compiti che deve svolgere.»

Mi sovviene questa immagine.

O quest’altra. Una è una tragica maschera da carnevale, l’altra un pezzo di gomma di dubbio gusto ( 15 euro su amazon, se la voleste comprare).

Compatiamo la triste parabola di un uomo, se così possiamo definirlo, che per il semplice fatto di essere un mediocre avvocaticchio amico dei figli dei potenti ( i figli di Napolitano e Mattarella) si trova innalzato come per magia a posizioni di potere. Potere ottenuto e ripreso una seconda volta, in attesa di avere la prova decisiva, quella che può dimostrare la sua grandezza.

La prova arriva e lui cosa fa? Passa direttamente alle macerie. Riduce in polvere la sua carriera, il suo governo e il suo stesso paese: ottiene direttamente il deserto senza neanche lasciare una statua, ricordo di grandezze passate. Ecco l’ultima chicca, il chiodo finale della bara, la fase finale di una ridicola parabola.

Chi ha scritto la notizia ha cercato di metterla giù piano. Il succo è che gli italiani che arrivano a Pechino dovranno essere messi in quarantena…

Ne valeva la pena “Giuseppi”? Non era meglio scappare e andare a fare qualcosa lontano, come altri, che al primo sentore di guai hanno dipanato le vele della barca o cominciato a tirar su vigneti? Questo è il lascito che vuoi lasciare ai tuoi figli?

By Nuke il “Giardiniere” di Liberticida e OraZero

P.S. il giorno dell’allegra Mietitura si avvicina…

Come narrato nei tanti film e serie di zombi a questo punto i giornali dovrebbero parlare di “risveglio da morte apparente” dei contagiati e di “una loro inspiegabile aggressività”. Io non ho fatto scorta di pasta e patate, ma di assi e di un sacco di viti , just in case. La mia casa sarà quella con le finestre bloccate e zombi incatenati sui muri messi di guardia. Venitemi a trovare che ci berremo qualcosa insieme. Avvisate prima e non fate movimenti bruschi mentre vi avvicinate, mi raccomando.