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LA DEMOLIZIONE CONTROLLATA DELL’ECONOMIA

By Paul C. F.

In queste settimane il mondo intero assiste ipnotizzato al dipanarsi della crisi sanitaria mondiale, centinaia di milioni di persone nel mondo sono limitate nei loro spostamenti o rinchiuse in casa, negozi e aziende chiudono, gli stati blindano i loro confini e i media lobotomizzano l’opinione pubblica con un solo ed unico argomento: virus, virus, virus, virus, virus, viruuuus… quale migliore occasione per sfruttare questa emergenza sanitaria per fare cose che altrimenti non si potrebbero fare. L’emergenza corona virus è infatti assolutamente propizia per organizzare, o almeno tentare, il crollo ordinato di un’economia mondiale basata da più di due decenni sul debito incontrollato e sulla finanziarizzazione dell’economia a scapito dell’economia reale fatta di beni e servizi.

Che il sistema economico, o meglio il casinò, basato su finanza & debito fosse di nuovo al collasso dopo il crash del 2008 era opinione comune oramai, non solo degli esperti di finanza, ma di chiunque volesse informarsi al di fuori del teatrino dei media ufficiali. Era inoltre opinione comune che questa volta il tonfo sarebbe stato molto più duro e impattante del primo, dato che molte economie, come la nostra, non si sono mai veramente riprese, la classe media di tutti i paesi occidentali ha subito un pesantissimo salasso ed è stata decimata andando ad ingrossare la lower-middle class, e governi e banche centrale non avevano più margini di manovra.

Pertanto questa pandemia risulta perciò utilissima per varare una gigantesca manovra di salvataggi e investimenti pubblici senza precedenti per tentare di salvare il suddetto sistema sull’orlo del tracollo. Il tutto scaricando la colpa su di un esserino di pochi nanometri che non ha né nome né cognome che non è legalmente e moralmente imputabile, a differenza di tutti quei politici, banche, istituzioni finanziare, regolatori che hanno contribuito a creare il mega casinò globale della finanza che come un parassita ha drenato denaro dall’economia reale.

Sia ben chiaro, l’emergenza che riguarda l’economia reale fatta di beni e servizi è concreta e di portata devastante; questa senza un intervento di salvataggio distruggerà interi settori economici a livello mondiale, ma nel grande calderone degli imponenti interventi di stato che si stanno approvando ci sarà un consistente fetta di torta per effettuare salvataggi di banche e finanza, senza annunciarlo e senza dichiarare il crash finanziario, grazie all’utilissima cortina fumogena della pandemia che copre e giustifica tutto.

La sconcertante divaricazione tra l’economia reale e quella finanziaria era nota da tempo a chiunque avesse gli occhi per vedere, ad esempio il FTSE Mib nel 2019 ha registrato uno strabiliante +28,3% (l’economia italiana un tantino meno), così come i principali indici di borsa occidentali hanno registrato aumenti dal 22 al 26%. Tuttavia durante l’anno scorso gli scricchiolii e i dati allarmanti si stavano moltiplicando indicando chiaramente due cose:

  • Il grande volano finanziario auto-propulsivo stava rallentando e la sfiducia tra gli operatori cresceva, nascosta dall’ottimismo dei numeri della borsa.
  • L’economia reale arrancava sempre più, soprattutto negli USA, provata dalla crescente incapacità di rimborso del debito, mancata crescita dei salari reali e guerre dei dazi.

Gli indicatori che le cose non andassero in realtà troppo bene erano molteplici, mi limiterò ad elencarne alcuni: La BCE dopo aver annunciato la fine del Quantitative Easing nel 2018, a ottobre del 2019 è dovuta ripartire col QE, non solo di titoli di stato ma anche di bond emessi da grandi imprese private europee, ha limato a ribasso il tasso di finanziamento presso la BCE fino meno 0,5%, ha dovuto, di fatto, rifinanziare molte banche europee varando il terzo round di TLTRO e prolungandone la maturità a 3 anni. Quanto sopra alla faccia delle roboanti dichiarazioni di Francoforte del 2018 sul superamento della crisi.

La Federal Reserve dal canto suo nel 2019 ha tagliato 3 volte i tassi d’interesse, per poi continuare nel 2020 con un ulteriore taglio all’1,5% (facendolo poi crollare questo mese allo 0,25%!). Senza contare che la FED in settembre ha dovuto salvare con un’impressionante iniezione di liquidità da 400 miliardi di $ il mercato REPO (ovvero i prestiti interbancari) che assicura la liquidità del sistema bancario.

La dimostrazione potrebbe andare aventi ancora a lungo, ma senza dubbio la continua necessità di tagli ai tassi d’interesse e la necessità di un continuo e massiccio intervento delle banche centrali è il migliore indicatore che il sistema riesce a stare in piedi solamente attraverso costanti aiuti esterni e liquidità praticamente gratuita, esattamente come un drogato che ha un bisogno costante della propria dose, pena il crollo totale per crisi d’astinenza.

E a un certo punto arriva il Corona che sconvolge tutto, inchioda l’economia, la produzione cinese, i trasporti, il turismo, fa rinchiudere i cittadini in casa e fa chiudere le aziende. I governi a questo punto non hanno altra scelta che procedere al più grande salvataggio della storia recente, con spaventose iniezioni di denaro, azzeramento dei tassi d’interesse, nazionalizzazioni e bail out per salvare aziende strategiche. Partono i tedeschi con un pacchetto di sostegno da 156 miliardi di Euro, più un fondo salvataggio imprese da 600 miliardi. A seguire la Francia, che stanzia nell’immediato 45 miliardi e ne annuncia altri 300. La Commissione Europea annuncia la sospensione del patto di stabilità e di tutte le regole di bilancio. Arrivano quindi gli Stati Uniti con il piano di salvataggio in corso di approvazione da 2000 miliardi di dollari, con addirittura l’accredito di alcune migliaia di dollari direttamente sul conto dei cittadini, la realizzazione concreta dell’helicopter money. Già si parla inoltre del salvataggio della Boeing, azienda in crisi già molto prima della pandemia, ma intanto che ci siamo…

Anche Mario Draghi ci mette del suo, e dalle colonne del Financial Times, smonta vent’anni di palle sul rigore dei conti pubblici, affermando che gli stati in questa fase devono indebitarsi senza remore, salvare l’economia e le aziende: “è già chiaro che la risposta deve coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico. La perdita di reddito in cui incorre il settore privato – e ogni debito assunto per rimarginarla – deve alla fine essere assorbito, in tutto o in parte, dal bilancio del governo”, e continua:  “livelli molto più alti del debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnate dalla cancellazione del debito privato”.Non c’è di che preoccuparsi: dato che i tassi di interesse resteranno probabilmente bassi, “tale aumento del debito del governo non ne farà aumentare il costo di servizio”.  “I livelli del debito pubblico saranno più alti. Ma l’alternativa – una permanente distruzione della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia e in definitiva per il credito del governo”.

Quella di Draghi più che un’opinione assomiglia ad un dictat, anzi la road map per il futuro prossimo. Gli unici a non averlo capito sono i componenti del governo Italiano, poverini cercate di capirli, sono più di 20 anni che eseguono un ordine senza pensare, e ora che devono fare dietrofront sono un po’ disorientati, ma tranquilli, capiranno prima o poi che il vento è cambiato.

Quanto sopra descritto non è che l’antipasto, arriveranno tanti altri salvataggi e nazionalizzazioni in tutto il mondo, ma soprattutto arriveranno ancora una volta grandi bail out nel settore bancario e finanziario come nel 2008-2009, dopo che quest’ultimi hanno continuato a giocare e guadagnare con la finanza creativa come se nulla fosse. Nel grande calderone dei salvataggi entrerà di tutto, e così il Corona Virus permetterà di salvare economia, finanza e apparenze.

P.S. Le prime aziende candite al salvataggio sono quello dello Shale oil americano, con il crollo del prezzo del petrolio e la loro situazione già molto precaria verranno senza dubbio salvate da Washington, salvando così un settore strategico per gli USA e al contempo le terga di tutta la finanza legata al settore petrolifero.