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IL DEEP STATE DE NOARTRI

Quando ci nominano la parole “deep state” si crea subito l’immagine di un gruppo di torvi uomini in abito grigio che tessono complotti dentro stanze fumose, esiste però un’altra accezione del termine “deep state”: che è quella di apparato tecnico-burocratica che permette o concorre all’amministrazione dello Stato. Certo i complotti esistono e sono sempre esisti, tuttavia gli accadimenti politici all’interno di una Nazione hanno spesso origine nella tecnocrazia che sottende al potere politico.

Esiste infatti in ogni forma statale un potere politico palese, quello ufficiale, formale, con le sue regole ed i suoi riti, quello in pratica che ci viene presentato dai media, poi c’è un secondo livello, molto meno palese, seppure alla luce del sole e perfettamente legittimo, costituito dagli apparati statali intermedi che servono al funzionamento sia della burocrazia che degli apparati tecnici dello stato. Questo secondo potere non si muove all’unisono con i cambiamenti della politica ufficiale, anzi a volte non si muove affatto o rema contro. Esso infatti è costituito da burocrati e tecnici la cui durata in carica differisce di molto dalla durata del governo, a volte di mesi o anni, a volte per un’intera carriera lavorativa. Ciò non è necessariamente un male, anzi, è utile a dare un minimo di continuità all’azione statale e a ammortizzare pericolose sbandate della politica parlamentare o quella da campagna elettorale.

Tuttavia qualsiasi compagine di governo deve necessariamente cercare, almeno per le figure apicali, di indirizzare la macchina tecnico burocratica dello Stato verso i sui scopi se vuole avere efficacia nei suoi programmi: gli anglosassoni lo chiamano spoil system, e lo usano tutti i governi, tranne poi demonizzarlo quando sono all’opposizione. Il potere logora chi non ce l’ha, diceva il vecchio Giulio.

Attorno allo stato profondo “ufficale”, esiste poi una complessa rete di poteri esterni allo Stato che si aggancia alla sia alla politica che al deep state, nel caso italiano la lista è lunghetta: pensiamo al sistema Bancario, alle Mafie, alle Massonerie, al Vaticano, ai servizi segreti, ai potentati industriali, alla Confindustria e non da ultimi gli stati stranieri. Gli Stati Uniti in primis, per ovvi motivi, ma anche Francia, Gran Bretagna e Germania hanno diverse pedine sullo scacchiere italiano, e a dire il vero pure troppe. Districarsi un questa fitta ragnatela di poteri richiede doti politiche notevoli all’uomo di governo per non restarvi impigliato.

Non c’è dubbio che questo sistema di lottizzazione degli incarichi pubblici, sebbene in parte sancito dalla legge (per esempio la legge  n. 145/2002) possa andare ad inficiare la neutralità della pubblica amministrazione, tuttavia tutti i governi precedenti ne hanno fatto ampio uso scegliendo persone conformi al pensiero politico-economico mainstream e politicamente molto fidelizzati. Ciò che ne risulta è che il deep state nostrano è apertamente ostile all’attuale esecutivo.

Quest’ultimo sta tentando, con notevole fatica, di piazzare le sue pedine nella macchina burocratica Italiana con qualche risultato e alcuni casi imbarazzanti. Citiamo solo i casi più importanti: Il presidente della RAI, delle FS, dell’ANAS, l’istituto del commercio estero (ICE), l’agenzia spaziale italiana (ASI), l’ISTAT, il capo di Stato Maggiore dell’esercito, AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esteri), DIS (Direzione generale dei Servizi). Dopo una lunga battaglia politica si è dimesso il presidente dell’INPS Boeri (apertamente ostile all’esecutivo) e si attende la nomina del successore. Non senza polemiche è stato messo a dirigere la CONSOB l’ex ministro Savona.

Molto più importanti, a mio avviso, sono le nomine del Consiglio Superiore di Bankitalia, ancora in discussione, questo  è l’organo cui spetta l’amministrazione generale e la vigilanza sulla gestione e il controllo interno dell’istituto, nonché la proposta del nuovo Governatore. L’ultima parola sulle nomine spetta però al Quirinale, il governo può solo avanzare proposte. Inoltre la pozione di Governatore è già stata blindata da Gentiloni, che ha prolungato il mandato di Visco nel 2017 per altri 6 anni. Quindi a meno che non venga cambiata la legge che ne prevede la nomina, Ignazio Visco, resterà a lungo a Palazzo Koch. Inutile dire che Visco farà di tutto per evitare deviazioni dallo status quo dell’Eurosistema.

Proprio ieri è arrivata alla Camera la proposta di legge di Giorgia Meloni, appoggiata da Lega e 5S, di nazionalizzare la Banca d’Italia. Il Tesoro dovrebbe acquistare le quote degli azionisti privati dell’Istituto e cambiarne radicalmente le regole di gestione. Ovviamente ciò rappresenterebbe un cambiamento epocale nella gestione dell’economia nazionale, possiamo quindi stare certi che il deep state, “ufficiale” e non farà carte false per affossare la proposta e per tenerla lontano dal dibattito pubblico. Sarà interessante vedere come va a finire.

Non dimentichiamoci in fine che sia il Quirinale che una parte della Magistratura non vedono l’ora di fare fuori il il Governo Giallo-Verde, e su questo gli esempi si sprecano.

In conclusione, ammesso che l’attuale compagine di Governo abbia la volontà e le capacità di cambiare veramente i paradigmi politici ed economici che hanno retto finora questo Paese, esso troverà numerosi ed agguerriti oppositori sulla sua strada. Intanto incombe all’orizzonte un probabile crash economico mondiale che se si avvererà porterà necessariamente a dover prendere decisioni gravissime ed estreme: allora vedremo di che pasta è fatto questo Governo.

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