La Finanza Islamica spiegata: alla fine qualcosa di buono salta fuori nei posti più impensati.

La finanza islamica è un argomento sempre più attuale, anche in occidente. Molti musulmani si rifiutano di prendere casa o di acquistare una auto a rate, in quando la loro religione vieta di prestare o ricevere soldi con l’aggravio di interessi.

Ora vi annoierò partendo dal concetto islamico di usura, ma senza questa premessa vi sarà difficile capire quale è il concetto musulmano di guadagno e di investimento, concetto che è sostanzialmente diverso da quello occidentale.

La “riba’ ” (usura) è vietata dal Corano:

Nel nome di Allah, il Cemente, il Misericordioso. Ciò che concedete in usura, affinché aumenti a detrimento dei beni altrui, non li aumenta affatto presso Allah. Quello che invece date in elemosina bramando il volto di Allah, ecco quel che raddoppierà (Corano XXX. Ar-Rum (I Romani), 39).

Nel nome di Allah, il Cemente, il Misericordioso. O voi che credete, non cibatevi dell’usura che aumenta di doppio in doppio. E temete Allah, affinché possiate prosperare (Corano III. Al-’Imran (La famiglia di ‘Imran), 130).

Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso. Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: “Il commercio è come l’usura!”. Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l’usura. Chi desiste dopo che gli è giunto il monito del suo Signore, tenga per sé quello che ha e il suo caso dipende da Allah. Quanto a chi persiste, ecco i compagni del Fuoco. Vi rimarranno in perpetuo. Allah vanifica l’usura e fa decuplicare l’elemosina. Allah non ama nessun ingrato peccatore. (Corano II. Al-Baqara, 275-276)

Nel nome di Allah, il Cemente, il Misericordioso. O voi che credete, temete Allah e rinunciate ai profitti dell’usura se siete credenti. Se non lo farete vi è dichiarata guerra da parte di Allah e del Suo Messaggero; se vi pentirete, conserverete il vostro patrimonio. Non fate torto e non subirete torto (Corano II. Al-Baqara, 278-279).

In termini teologici coranici l’usura si definisce Riba’ an-Nasîah, ovvero il pagamento differito di una somma di denaro maggiorata al prestatore, uno dei maggiori peccati se questo pagamento maggiorato viene legato al tempo, ovvero i famosi interessi bancari che noi tutti conosciamo.

Non voglio tediarvi oltre, ma anche Bibbia e Vangelo vietano espressamente l’usura, sia pure in termini non così perentori come il Corano. Ma qualche Concilio Vaticano dispettoso ha pensato bene di ovviare al problema, nel passato.

Nelle banche islamiche infatti non viene pagato nessun tipo di interesse ai correntisti, anzi alla fine di ogni anno molte banche applicano un prelievo detto zakāt, di solito pari al 2,5% degli asset patrimoniali. Insomma il denaro liquido non deve dare remunerazione e deve essere investito.

Dato che cerchiamo di chiarire un concetto ribadiamo che in pratica ogni investimento deve essere equiparato al commercio, il prestatore del denaro e chi lo riceve siglano un contratto al fine di investirlo e di ottenere degli utili, che andranno divisi, ma non si remunera il denaro.

Negli investimenti islamici alcuni sono i divieti principali:

  1. Riba (interessi)
  2. Maisir (speculazione)
  3. Haram (ciò che è esplicitamente proibito dal Corano).
  4. Gharar, (irragionevole incertezza) termine che sta ad indicare il trarre vantaggio dalla mancanza di informazioni altrui, ed è proibito tra l’altro stipulare un contratto legandolo ad eventi ignoti.

Avrete capito che ottenere il finanziamento da una banca islamica non è semplicissimo. Oltrepassati alcuni aspetti – come il controllo dell’affidabilità creditizia – occorrerà sedersi davanti al responsabile della banca, spiegargli bene cosa si intende fare con il denaro ottenuto in prestito e stabilire le modalità della restituzione. Ovviamente se si intende investire in prodotti Haram (armi, pornografia, tutto quello che è anche solo vagamente correlato con alcolici e carne di maiale, ecc. ecc.) meglio lasciare perdere.

Una volta attirato l’interesse della banca si potrà ottenere uno dei seguenti tipi di accordi, eccone alcuni tra i tanti possibili.:

  • Mudârabah, o società di fatto. Attraverso questo sistema l’investitore fornisce il capitale, e l’imprenditore fornisce il tempo e lo sforzo. I profitti vengono ripartiti secondo un precedente accordo, ma le perdite finanziarie vengono sopportate soltanto dall’investitore. ll rischio finanziario appartiene quindi solo al prestatore.
  • Mushârakah: è una società corporativa standard, in cui tutte le perdite e i profitti vengono divisi secondo l’accordo iniziale. I soci hanno il diritto di partecipare ad ogni decisione e progetto, al contrario di ciò che avviene nella mudarabah, in cui l’imprenditore ha l’esclusivo controllo degli affari societari. L’istituto finanziario partecipa anche alle perdite.
  • Bay’-l-murâbahah, vendita contro pagamento differito. Il prezzo di vendita solitamente eccede il prezzo minimo della merce di una determinata misura, negoziata prima della transazione. Tipico è il caso di un acquisto di immobili. Il compratore partecipa all’acquisto secondo le sue disponibilità, mentre il prestatore fornisce il rimanente: entrambe le parti sono proprietare dell’immobile fino a pagamento completamente effettuato. Al pagamento di ogni rata – di solito mensile – la quota di proprietà dell’acquirente cresce, e nel contempo cala la parte del prestatore, fino a completamento dell’accordo. Il bello è che se l’accordo salta e l’immobile viene messo in vendita, il ricavato verrà diviso tra acquirente e compratore a seconda delle quote versate.
  • Ijârah, simile al contratto di leasing, in cui i pagamenti effettuati dal locatario eccedono il prezzo dell’affitto in una determinata misura fissa stabilita in anticipo.
  • Bay’-s-Salam, è un contratto mediante il quale il produttore può essere finanziato senza aver venduto il prodotto (di solito si tratta del raccolto di un contadino), prima ancora che venga prodotto, nella quantità e nel prezzo specificato in anticipo.
  • Fard Hasan, letteralmente significa ‘mutuo senza interesse’, ma in pratica vengono aggiunte delle spese fisse.

L’istituto di credito , deciderà di volta in volta la formula giusta per ogni tipo di investimento, e dovrà investire il denaro dei correntisti ( perché è di questo che parliamo) nel modo più trasparente possibile.

Se il prestito è di poco conto, tipicamente l’acquisto di un computer o di un telefono il tutto si svolge come al solito, ma senza interessi, il guadagno della banca è la differenza tra il costo di acquisto da parte della banca e la rivendita al cliente finale, solo che non ci sono interessi in caso di mancato pagamento delle rate, se non una sorta di “multa”, di importo fisso, che viene eventualmente stabilita all’atto della firma.

Se invece l’importo è importane nascono una serie di accordi, in cui la banca diventa “socia” di chi riceve il prestito e condivide profitti e perdite. Tutto molto interessante, e molto diverso dall’attuale modo di operare delle banche occidentali, che, di fatto intendono guadagnare in ogni caso.

A differenza di quello che si può pensare, malgrado la estrema attenzione svolta dalle banche islamiche a concedere denaro, il business di questo tipo di istituti è in continuo aumento, e i guadagni, pur se non esaltanti sono continui e costanti.

Altro aspetto interessante è che non esiste la “leva finanziaria” negli istituti di stampo islamico. vengono prestati i soldi dei correntisti, e basta.

Eppure, malgrado la totale e imprescindibile differenza rispetto alla finanza occidentale, il tutto funziona, e anche imprenditori occidentali si rivolgono a questi istituti, soprattutto perché le condizioni sono certe e alla fine si paga di meno. E in caso di problemi nel pagamento delle rate si riesce più facilmente a negoziare nuove condizioni.

Però in quel caso la banca islamica entra direttamente nel board dell’azienda e controlla tutte le spese. Cattive notizie, in quel caso, per gli “imprenditori straccioni” italiani, che si vedrebbero defalcati regali ad amici e yacht intestati alla ditta.

Le buone idee vengono fuori dai posti più impensati.

 

By Nuke di Liberticida

http://www.lafinanzaislamica.it

Bufacchi I., in Maometto si è fermato a Londra. Il boom della finanza islamica, articolo del
Sole24ore del 22 ottobre 10.

Cannone M., in Credito. Il mutuo prima casa dell’acquirente arabo sconta la doppia imposta di registro. Italia fredda nei confronti della finanza del golfo, articolo del Sole24ore del 14 febbraio 2009.

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