LA CARNE DA CANNONE DEL CAPITALISMO DI RAPINA D’OCCIDENTE

Mi è capitato di riflettere sulla globalizzazione e sui temi caldi e molto attuali che gravitano attorno ad essa : globalizzazione, flussi migratori, Cina, Donald Trump e Brexit. Uno spaventoso melting pot di argomenti? No, una semplice chiave di lettura che fa riflettere.

E’ ERRATO dire che la globalizzazione ha fallito e che non ha prodotto benefici. Al contrario molte discussioni sulla globalizzazione sono distorte dalle analisi occidentali: ovvero il 15% della popolazione mondiale analizza ignorando il resto del pianeta. Il restante 85% del pianeta considera la globalizzazione come un fenomeno positivo, che ha visto l’ascesa della classe media in Asia, la diffusione della ricchezza, un sistema più equo e stabile che porta vantaggi a molte persone e non solo a un soggetto. Noi occidentali inquadriamo la globalizzazione come un fallimento perché le nostre stesse élite si sono avvantaggiate dei frutti di quest’ultima e non li hanno mai condivisi con la massa occidentale.

Gli Usa del 2001 ricordano solo l’attacco del 11 settembre e la successiva invasione dell’Iraq, ma nessuno sa che sempre nel 2001 l’avvenimento più importante da ricordare è l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio WTO. Ovvero sono entrati 1miliardo di lavoratori nel sistema commerciale globale, questa ha comportato la perdita di molti posti di lavoro in tutto l’Occidente, ma quella data nessuno la insegna eh, è troppo scomoda ed indigesta. E così solo dopo “sobri” 15 anni – nel 2016 – una parte del “piccolo mondo antico” (che nel frattempo ha perso il treno della modernità) risponde con l’elezione di Trump e la Brexit: ovvero Usa e UK hanno risposto al malcontento diffuso della popolazione e della classe operaia, quella parte che le élite non si sono mai permesse di prendere in considerazione e nemmeno di ascoltare. In occidente le élite non hanno fatto nulla per evitare il danno.

E quindi per tutti noi occidentali la globalizzazione è il male assoluto, la madre di tutti i complotti, la disgrazia non proviene dalle élite che ci hanno rapinato di tutto, sono i kattifi comblotti globbalisti che ci hanno distrutto l’economia: e adesso questa idea chi la estirpa più in Occidente? Ormai è la risposta comoda per tutti i mali!

Però in Occidente non ci sono politici capaci di dirci in faccia che dobbiamo spaccarci la schiena per tornare a essere competitivi, lavorare tanto per prendere uno stipendio minore, e non possono farlo perché una larga fetta della popolazione già lo sta facendo per sopravvivere. Ma chi deve essere colpito deve essere quella fascia che lavora solo 35 ore la settimana, basta super stipendi dirigenziali e basta pensioni d’oro.

Il grave errore del globalismo in Occidente è stato quello di aver minato e compromesso cose che non c’entravano assolutamente nulla con il globalismo, si può essere globalisti conservando i confini nazionali, la cultura e l’identità. Tale comportamento ha indotto Usa ed Europa a vedere l’immigrazione come un fenomeno preoccupante che va a distruggere l’ultimo residuato di società, così i leader politici e i partiti a questo punto hanno perso la partita: la società si è chiusa!

Se la globalizzazione in Occidente fosse stata gestita meglio e non si fosse passati all’inutile piano di disintegrare l’identità culturale, ora non avremmo visto nascere Trump e Brexit. Oltre ad averci mangiato dentro forsennatamente, l’errore è stato quello di legare il multiculturalismo al fenomeno della globalizzazione. Ma così è andata e non si torna più indietro: viviamo in un periodo di totale confusione.

Forse in futuro a molti non dispiacerà la possibilità di poter scegliere a quale parte di mondo multi-civiltà si vuole appartenere. In fondo molti di noi dicono di non essere multiculturali, ma in casa già in molti hanno gusti e abitudini che provengono da ogni parte del mondo, si viaggia (per lavoro e per piacere) e si prende il meglio da ogni cultura.

Cosa abbiamo sbagliato in Europa? Per cercare di dare un nuovo flusso positivo all’economia si sono importati migranti: ma troppo in fretta e senza effettuare la necessaria scelta, NON si sono importare le persone di cui avevamo bisogno e nei settori chiave, un flusso simile a una baraonda dove non c’è stata nessuna gestione mirata. Era ovvio che non sarebbe avvenuta nessuna integrazione e che nessuno si sarebbe arricchito (a parte i soliti noti).

Quindi ci si ritrova con gli Usa che conducono una politica unilaterale di chiusura distruttiva dove perderanno la sfera d’importanza, una Europa allo sbando, una America Latina distrutta dalla dottrina Monroe e una Cina che impera con commercio e investimenti. Infatti la Cina sta investendo in Sud America e in Africa.

E mentre gli Usa sprofondano nel pensiero americano fatto di ideologia e orgoglio, perdendo importanti opportunità di business con la Cina (pragmatica e dal lungimirante buonsenso), la stessa sta diventando un motore di crescita Multilaterale che fa avanzare e costruire nuove zone di libero scambio, aree in cui investe promuovendo la liberalizzazione e la facilitazione del commercio e degli investimenti.

Trump doveva capire che il mondo è sempre più connesso e integrato e che la sua breve e momentanea chiusura porterà solo un ulteriore rallentamento dell’economia. Chi potrebbe segnare il nuovo passo potrebbe essere per assurdo UK: grazie alla Brexit nel giro di pochi anni il governo britannico dovrà ricreare i nuovi legami economici, accordi bilaterali, e cercare nuove opportunità che si è preclusa abbandonando la UE. Magicamente, se l’operazione verrà condotta in modo oculato e lungimirante, la Gran Bretagna conserverà intatta la sua identità e potrà usufruire di una nuova rete globalizzata dove muoversi liberamente e creando anche un piccolo micro-cosmo.

Alessia http://liberticida.altervista.org

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